Storia di una avventurosa attraversata dell’adriatico.
 
“Quanto ci vorrà per andare di là con un catamarano?”. “Ma, quella volta”….”dai Giorgio, lascia stare la regina e racconta”. Il richiedente non aveva fatto i conti con il fascino degli scacchi, così si rassegna al silenzio di Giorgio ed aspetta l’arrivo di Massimo che dà le ultime indicazioni nel parco barche.
“È stata proprio un’avventura” esordisce Massimo “ed ho ancora tutta la documentazione con ricevute e ritagli di giornali”.
Era il 1974, Cesenatico aveva fatto il gemmellaggio con diverse cittadine europee, tra cui Crikvenica, in Jugoslavia, ed allora i componenti della neonata Congrega decidono di fare una regata (delle due sponde), con partenza da Cesenatico, arrivo a Crikvenica, scambio di gagliardetti e doni con le autorità locali e ritorno.
Così il 23 Ottobre quattro imbarcazioni: un “Sunny cat” (Pino Montacuti), un “Tridé” (Massimo Nicolini), due “E gat'” (Bruno Bisacchi e Claudio Conti), alle 21:47 prendono il largo dalla spiaggia di ponente attrezzati di: un  walkie talkie, una radio potente per i contatti da tenere con la barca appoggio (partita precedentemente alle 19:30) e con un radio amatore a terra “Belzebù”; quattro radio a transistors per far sentire solo rumori, una bussola, quattro torce luminose fissate con lo “scotch” nel boma per illuminare le vele.
Luna piena, mare da ponente in ardore (fenomeno della fluorescenza), rotta prevista con buon vento 40°, ma, stimando lo scarroccio, la rotta effettiva fu corretta a 0°. Andatura di gran lasco con vento in aumento, alle ore 1:15 si perdono i contatti radio sia con la barca appoggio che con “Belzebù” a Cesenatico; di tanto in tanto, tra una sonnecchiata e l’altra di qualche minuto, si intravvedono dei pesci volanti (sarà il dormiveglia?).
All’alba un gruppo di delfini giocherellano con i quattro catamarani per qualche miglio.
Ci si accorge che è saltata una sartia a “‘E gat” di Bruno Bisacchi, per fortuna il vento non è cambiato, permettendo sempre la stessa andatura senza virate; sempre in navigazione viene effettuata la riparazione.
Ore 11:15, la gioia dell’avvistamento della costa Slava, viene smorzata dai segnali provenienti dalle motovedette che circondano un incrociatore Jugoslavo alla fonda. Segni inequivocabili dei militari invitano ad allontanarsi da quella zona interdetta alla navigazione. Lo scarroccio previsto non c’è stato per cui si è finiti a circa 30 miglia più a nord, nelle isole Brioni, sede della residenza estiva del presidente Tito. I nostri eroi, riprendono a costeggiare verso sud fino a Capo Promontore, dove a Medolino, nella baia ci si può riparare per poi riprendere il viaggio il mattino seguente.
Arrivati a Medolino a sera inoltrata, l’unica preoccupazione è quella di pescare qualche cosa per cena, mentre due fanno la spesa e Bisacchi costruisce la graticola con del fil di ferro rimediato in giro.
Rifocillati, si rintanano dentro i sacchi a pelo sotto i catamarani.
Al mattino dopo vento normale dentro la baia, partono, ma all’imbocco di Capo Promontone, una bora da non poter governare, li costringe a riparare al ridosso della così detta “Isola dei Conigli” per cercare di virare, cosa non possibile per cui forzatamente devono strambare provocando la rottura del grillo della randa di Nicolini e di Montacuti che rompe anche il boma.
 
Rientrati in maniera fortunosa nella baia chiedono ospitalità in un campeggio e cercano un falegname per la riparazione delle stecche. Durante la notte, dopo un consulto fra i quattro, prendono la decisione di continuare con i due catamarani non danneggiati (Conti e Bisacchi), mentre le altre due imbarcazioni (Nicolini e Montacuti), saranno riportate a Cesenatico da Corrado Sirri e Giorgio Pirini, contattati telefonicamente e disponibili.
Il giorno dopo mentre Conti e Bisacchi riprendono a veleggiare verso sud, Sirri e Pirini con le due imbarcazioni assieme a Nicolini e Montacuti si avviano per far ritorno in Italia. Ma alla frontiera si accorgono che i due appiedati non hanno il visto di arrivo sui documenti, per cui vengono fermati e spediti al Consolato Italiano, dopo essersi riforniti monetariamente dagli amici.
Sballottati da un ufficio all’altro senza risoluzione, a tarda sera decidono di trovare un alloggio per poi cercare, il giorno dopo, di agganciare i due in navigazione in maniera da far credere che l’impresa risultasse fatta da solo due imbarcazioni con equipagio doppio.
Sarebbe bastato solamente ritrovarli e insieme vistare i documenti. Passano due giorni, ma il contatto non avviene, e i due con autostop e bus costeggiano verso sud arrivando a Crikvenica; con ancora i vestiti da viaggio e sempre più l’aspetto trasandato e zingaresco.
In città cercano un albergo e spiegano la situazione al direttore manifestando l’intenzione di voler contattare il sindaco, ma il direttore vedendoli in quelle condizioni, non riusciva a capire come si permettssero di voler conferire con la più alta autorità del paese.
Fortunatamene capita nello stesso albergo un impiegato del Comune che era a conoscenza dell’imminente gemellaggio tra Cesenatico e Crikvenica, rassicurando i due che avrebbe provveduto. Dopo una decina di minuti, con grande sorpresa, sopprattutto del direttore dell’albergo, arriva una lunga macchina diplomatica nera, con le bandiere d’ordinanza, dalla quale scendono il sindaco insieme ad alcuni assessori, andando loro incontro, abbracciandoli calorosamente, lasciando di stucco il personale dell’albergo e tutti gli altri ospiti.
Da quel momento vengono considerati ospiti graditi, con tutto spesato, anche il cambio degli abiti e, per cinque mattinate, mostrati a giornalisti, autorità e popolazione come rappresentanti italiani del paese gemellato. I pomeriggi, invece, li dedicano alla ricerca dei due compagni in catamarano lungo la costa.
Conti e Bisacchi, dopo la partenza da Medolino, avevano raggiunto l’isola di Kerso, chiedendo ai vari marinai incontrati informazioni sulla rotta.
Così, dopo quattro giorni alle ore 15:00, i due appiedati avvistano due vele in lontananza e con una barca a motore, presa a nolo da un marinaio, vanno incontro ai due amici.
All’arrivo i due nuovi componenti vengono presentati alle autorità locali e, ufficializzate tutte le formalità con lo scambio di regali di circostanza dei due comuni gemellati, inizionano a programmare il ritorno continuando a cercare di mettersi in contatto con i parenti e le autorità italiane, cosa ancora non avvenuta.
Si conclode così la storia di una avventurosa traversata dell’Adriatico in catamarano.
Oltre che a rammentare le pionieristiche esperienze di vela, questo vuole essere un affettuoso ricordo del socio Bruno Bisacchi.